L’emozione è forte: dal momento in cui si contatta la guida alpina e si concordano data e vetta da raggiungere, tutti i pensieri da li in avanti saranno concentrati su questo obiettivo, superare quota 4000. In questo caso per raggiungere i 4165 metri del Breithorn Occidentale. Passerete ogni attimo libero a documentarvi, cercando ogni genere di informazione su libri e su internet, facendo ogni genere di domanda ai vostri amici che hanno già battezzato i 4000. Arriverete alla vigilia della vostra ascensione entusiasti, con il percorso ben chiaro nella vostra mente e, magari, con i vostri amici un po’ stufi di rispondere per l’ottantesima volta alla vostra stessa domanda ma che comunque sono lì, pronti a rassicurarvi. Ed ecco finalmente arrivare il gran giorno. La sveglia suona presto perchè la nostra meta la raggiungeremo in giornata, avvantaggiati nella salita fino al Plateau Rosa – circa 3500 metri – con gli impianti. L’incontro con la guida e si parte, legati in cordata perchè i crepacci non avvisano e la sicurezza è fondamentale! Prevenire è sempre meglio che curare. Si risale a bordo delle piste fino a raggiungere il Piccolo Cervino, a quota 3900 circa. Da qui la nostra meta è ben visibile davanti ai nostri occhi. Il percorso è ben tracciato tanto che, nel primo tratto piuttosto pianeggiante, non è neppure necessario indossare i ramponi, indispensabili però quando si inizia a risalire verso la vetta. E’ uno strappo finale, con un dislivello di poco meno di 300 metri. La via inizia a farsi più ripida, si guadagna quota facilmente fino ad arrivare alla vetta. Il fiato qui manca. Non per la fatica, ma per l’emozione. Ed è impossibile descrivere a parole la sensazione che si prova, gli occhi continuano a spostarsi freneticamente passando dal Cervino alle Rocce Nere, al Castore al Polluce, i Lyskamm e poi giù verso valle, la Svizzera da una parte, la Valle d’Aosta dall’altra, il Monte Bianco in lontananza… Da quassù si vedono chiaramente dei crepacci sul plateau sottostante e, ancora una volta, la guida ci ricorda l’importanza di affrontare queste montagne legati in cordata. Il tempo sembra fermarsi, si respira a pieni polmoni aria pura ma anche sensazione di libertà. E’ ora di incamminarsi per il rientro, passando per la stessa via. Anche se in discesa si fa meno fatica non bisogna abbassare la guardia, ma fare ben attenzione ad ogni passo. La sensazione che non ci lascerà mai, dal momento in cui si parte a quello in cui si rientra alla base, è un timoroso rispetto verso la montagna.

Se anche voi volete arrivare in alto contattate le Guide Alpine di Champoluc Ayas che sapranno consigliarvi al meglio sulla cima da affrontare in base alle vostre capacità e vi accompagneranno verso la realizzazione del vostro sogno in tutta sicurezza.