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Fiera di Sant’ Orso 2018

 


 

C’ era una volta una piccola città di montagna. L’ inverno teneva chiusi in casa gli abitanti della città e gli impegni di lavoro e domestici li confinavano all’ interno degli edifici o limitavano le loro uscite a veloci e fugaci passaggi.

C’ era un momento però dove la città richiamava i suoi abitanti nelle strade, li spingeva fuori casa.

L’ atmosfera della Fiera di Sant’ Orso era irresistibile , era la città che invitava tutti a venire a farle visita “

 


Torna anche quest’ anno l’ appuntamento con la Fiera di Sant’ Orso che si terrà nelle giornate del 30 e 31 gennaio tra le vie del centro di Aosta.

Le origini di questa fiera sono antichissime. L’anno 1000 è considerato infatti l’anno “zero” della Fiera.

La leggenda vuole che tutto abbia avuto inizio nell’area della Chiesa di Sant ‘Orso. Proprio di fronte alla Chiesa il Santo, vissuto prima del IX secolo, era solito distribuire ai poveri indumenti e “Sabot”, le tipiche calzature in legno ancora oggi presenti in Fiera.

Al giorno d’oggi è tutto il centro cittadino ad essere coinvolto nella manifestazione che si è trasformata in un grande momento di festa.

Le due giornate rappresentano l’occasione per gli artigiani, i visitatori e gli appassionati di incontrarsi, fare quattro chiacchiere, scambiarsi idee e suggerimenti e di venire a contatto con un mondo fatto di gesti tramandati di generazione in generazione che vive e si evolve ancora oggi, nell’era del digitale.

La Fiera è anche musica e folklore, un’occasione per partecipare a degustazioni ed un’opportunità per assistere a dimostrazioni dal vivo.

 

Ecco il programma :

27 Gennaio
Ore 10: apertura dell’Atelier e del Padiglione enogastronomico

27/31 Gennaio
Orari apertura Atelier e Padiglione
27 Gennaio: dalle ore 10 alle ore 21
28/29 Gennaio: dalle ore 10 alle ore 19
30 Gennaio: dalle ore 8 alle ore 21
31 Gennaio: dalle ore 8 alle ore 19

27 e 28 Gennaio
Ore 17 e ore 21: Concerto tattile itinerante per corpo e mente al Criptoportico forense di Aosta

 29 Gennaio

Ore 21: concerto del Coro di Sant’Orso presso la Chiesa di Sant’Orso di Aosta

30 Gennaio
Dall’alba alla sera: fiera, esibizioni itineranti di gruppi folkloristici e dimostrazioni dal vivo
Ore 14-18: Veillà di Petchou (veglia dei piccoli) presso la Cittadella dei Giovani
Ore 18: messa dedicata agli artigiani presso la Chiesa di Sant’Orso
Ore 19 circa: premiazione ufficiale in piazza Sant’Orso
Dalle ore 19 fino a tarda notte: Veillà

31 Gennaio
Dall’alba alla sera: fiera, esibizioni itineranti di gruppi folkloristici e dimostrazioni dal vivo
Ore 21: Spettacolo finale di chiusura “Les Alpes en Musique” a cura dei Trouveur Valdotèn al Teatro Splendor di Aosta

 

La Tradizionale Veillà

Nella notte tra il 30 ed il 31 gennaio, il centro di Aosta si anima per la Veillà. Nel dialetto valdostano, il patois, “Veillà” vuol dire “veglia”.

E’ una festa che potremmo definire autogestita: dalle 19 in poi passeggiando nelle vie si possono incontrare cori che improvvisano mini concerti e gruppi folkoristici che si esibiscono in brevi spettacoli mentre ci si scalda sorseggiando del vin brulé o del brodo caldo. E’ anche possibile visitare le “crotte”, le cantine del borgo che i residenti aprono per l’occasione proponendo musica, momenti conviviali e degustazioni di salumi ed altri prodotti tipici.

 

Per maggiori informazioni potete consultare il sito:

Fiera di Sant’ Orso

 

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Capodanno al Rocher Hotel

 

 

Un nuovo anno si avvicina e cosa c’ è di meglio che passarlo al Rocher Hotel ?

In anteprima il nostro menu di stasera:

Tartare di manzo con crema di tuorlo montato e senape in grani

Tataki di tonno con salsa di soia

Fagottino di mare con coulis di pomodoro fresco

Risotto alle pere Martin Sec e Bleu d’ Aoste

Salmone scottato co salsa all’ erba cipollina

Costoletta di cervo con riduzione di frutti di bosco e quenelle di polenta

Parfait al croccante di mandorla

 

Il tutto preceduto da un aperitivo con buffet al bar e….

Per finire brindisi di mezzanotte con cotechino e lenticchie e fuochi d’ artificio accompagnati da Vin Brulé!

 

 

 

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Ricetta Invernale : KanelBullar

 

 

Finalmente anche qui a Champoluc è arrivata la tanto attesa neve.

E cosa c’ è di meglio , quando fuori fa freddo, di una dolce e calda merenda?

Oggi vi proponiamo i Kanelbullar, un dolce tipicamente svedese, che con i suoi sentori di cannella e spezie ci ricorda il periodo di Natale.

 


Ingredienti

Per l’ impasto:

250 ml di latte

20 gr di lievito di birra

75 gr di burro

650 gr di farina

100 gr di zucchero

1/2 cucchiaino di sale

Per il ripieno:

125 gr di burro

75 gr di zucchero

1 cucchiaio di cannella

1 uovo per pennellare la superficie

granella di zucchero per decorare


 Per preparare questi golosi dolcetti iniziate facendo sciogliere il lievito  nel latte a temperatura ambiente.

A parte fate sciogliere il burro.

In una terrina molto capiente disponete la farina insieme allo zucchero e un  pizzico di sale e versatevi al centro il burro fuso intiepidito.

Aggiungete ora il latte con all’interno disciolto il lievito e iniziate a lavorare l’impasto fino a formare un panetto liscio che farete lievitare per due ore circa al coperto.

 

Quando l’ impasto sarà raddoppiato di volume ,riprendetelo e stendetelo con un mattarello su un piano infarinato, formando un rettangolo dell’ altezza di circa 3 mm.

Preparate il ripieno montando il burro con lo zucchero e la cannella, poi ricoprite tutta la superficie.

Arrotolate l’ impasto e tagliate delle girelle dello spessore di circa 1/2 cm.

Disponete i Kanelbullar dentro dei pirottini di carta e fateli lievitare ancora per un’ ora circa.

Spennellateli con l’ uovo sbattuto e ricopriteli con la granella di zucchero.

Non vi resta che infornare i vostri dolcetti in forno caldo a 200° per circa 15 min.

Buona Merenda!

 

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Festa del pane nero

In Valle d’Aosta il pane è da secoli un alimento principale e le coltivazioni dei cereali, segala e frumento, caratterizzavano il paesaggio montano.

Ogni villaggio aveva le sue strutture pubbliche: cappelle, scuola, latterie.Tra queste vi era anche il forno.

La panificazione, fase importante per l’alimentazione, era anche considerata un  momento di festa e di socializzazione
ed era generalmente limitata al periodo compreso tra Santa Barbara, agli inizi di dicembre, e la vigilia di Natale.
Poche erano le famiglie che potevano produrre pane più volte nei diversi periodi dell’anno.

Questo evento coinvolgeva le famiglie e la comunità con ruoli ben precisi per tutti: le donne impastavano la farina e realizzavano le forme di pane che gli uomini cuocevano,

i bambini aspettavano con ansia la cottura dei galletti che gli adulti preparavano per loro.

Questo pane povero, scuro e duro, talvolta arricchito con castagne e frutta secca, rappresentava anche per i nostri emigrati e soldati, che lo assaporavano a piccoli pezzi, la loro casa, il loro villaggio.

Poiché era prodotto una volta all’ anno, la sua conservazione era di basilare importanza : il metodo utilizzato era quello dell’essiccazione.

Era richiesto un ambiente secco in quanto l’assenza di umidità permetteva di conservare il pane anche per anni.

Per ovvi motivi ciò non succedeva, il problema era purtroppo quello di razionare la produzione sino alla prossima infornata.

L’ambiente ideale per la conservazione era il solaio : si ponevano i pani appena sfornati su apposite rastrelliere di legno, i ratelé, appese al soffitto;

Esse potevano essere semplici o doppie,verticali o orizzontali e anche la loro lunghezza variava.

Gli uccelli o i topi che riuscivano ad arrampicarsi sulle travi del tetto e a scendere lungo le  rastrelliere potevano costituire un problema,  per sopperire al quale si costruivano ombrelli di lamiera che si ponevano a riparo delle stesse.

Dopo essere stato essiccato ,veniva incisa una croce come preghiera propiziatoria e come segno di ringraziamento del dono ricevuto.

Successivamente per tagliarlo veniva utilizzato un altro strumento apposito, il coppapan.

Il pane non doveva mai essere posato sul tavolo capovolto, come segno di rispetto per il cibo.

Durante l’ inverno, prima della consumazione esso doveva essere intinto nel latte o nel brodo;

Da qui nascono alcune  delle ricette tradizionali valdostane più famose, tra cui:

 

Zuppa alla valdostana

 

 

 

Semifreddo al pane nero

 

 

Oggi non pochi sono i giovani che investono in un’ agricoltura di ritorno, noncuranti di un progresso che ha trasformato questo alimento  in un prodotto di diffusione commerciale; oltre ad una fonte di reddito esiste la volontà  di ridare al pane il ruolo di protagonista, di recuperare le tradizioni con le loro emozioni.

Anche la Val d’ Ayas partecipa attivamente a questa iniziativa con la Festa del Pane nero di Antagnod il 14 di ottobre!

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito :

Lo Pan Ner

 

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Leggende e novelle nell’Alta Val d’Ayas

Dal 18 al 20 agosto ci  saranno tre rappresentazioni teatrali tratte dalla cultura popolare scaturite da numerosi racconti e novelle che per anni hanno condizionato,

impressionato e divertito le popolazioni locali, ma che col passare del tempo si stanno piano piano dimenticando.

Molti anni fa ,ogni frazione e località aveva una propria leggenda, storia, aneddoto.

Questi erano legati al territorio,alla sua conformazione

(la forma di una montagna,la spaccatura di una roccia che crea una caverna ), alle paure,

alle credenze (streghe e maledizioni),ai sogni (fortune improvvise,oro ritrovato…)

che gli abitanti si tramandavano e si raccontavano nei momenti di ritrovo, durante le “veillà” delle lunghe notti invernali.

Nella tradizione locale compariva molto spesso la figura del diavolo.

Un certo numero di storie si avvicinava ai temi della fede: i Santi venivano celebrati per le loro intercessioni con Dio e per i loro piccoli miracoli .

Ricorrevano, tra tanti, i nomi di San Martino, Sant’Orso,  Sant’Anselmo e  San Bernardo.

Molto presenti nella narrativa erano le streghe, le cui storie si intrecciavano tra fantasia e realtà.

Anche i fantasmi comparivano nei racconti e nelle forme più moderne del passaparola popolare.

Ecco qualche citazione: si raccontavano le ”presenze” di un armigero del ‘600 nel castello di Saint Marcel, Di una donna morta per un reato non commesso, nel ‘500, nel castello di Quart;

Dello spirito della Contessa Bianca Maria di Challand nel Castello di Issogne  da lei abitato tra il 1522 e il 1525. Quest’ ultima aveva appena vent’anni quando, a causa di una falsa accusa, venne processata e condannata alla decapitazione.

Si racconta tutt’oggi che il suo fantasma appaia, in estate, nei pressi della fontana ottagonale collocata nel cortile del castello.

Vi presentiamo  i tre appuntamenti per conoscerle:

18 AgostoAYAS-PIAN VILLY- dietro l’edificio di Monterosaterme

19 AgostoCHALLAND-SAINT-ANSELME– loc. Quinçod-prossimità padiglione

20 Agosto-BRUSSON-Piazzale antistante la Chiesa Parrocchiale