Festa del pane nero

In Valle d’Aosta il pane è da secoli un alimento principale e le coltivazioni dei cereali, segala e frumento, caratterizzavano il paesaggio montano.

Ogni villaggio aveva le sue strutture pubbliche: cappelle, scuola, latterie.Tra queste vi era anche il forno.

La panificazione, fase importante per l’alimentazione, era anche considerata un  momento di festa e di socializzazione
ed era generalmente limitata al periodo compreso tra Santa Barbara, agli inizi di dicembre, e la vigilia di Natale.
Poche erano le famiglie che potevano produrre pane più volte nei diversi periodi dell’anno.

Questo evento coinvolgeva le famiglie e la comunità con ruoli ben precisi per tutti: le donne impastavano la farina e realizzavano le forme di pane che gli uomini cuocevano,

i bambini aspettavano con ansia la cottura dei galletti che gli adulti preparavano per loro.

Questo pane povero, scuro e duro, talvolta arricchito con castagne e frutta secca, rappresentava anche per i nostri emigrati e soldati, che lo assaporavano a piccoli pezzi, la loro casa, il loro villaggio.

Poiché era prodotto una volta all’ anno, la sua conservazione era di basilare importanza : il metodo utilizzato era quello dell’essiccazione.

Era richiesto un ambiente secco in quanto l’assenza di umidità permetteva di conservare il pane anche per anni.

Per ovvi motivi ciò non succedeva, il problema era purtroppo quello di razionare la produzione sino alla prossima infornata.

L’ambiente ideale per la conservazione era il solaio : si ponevano i pani appena sfornati su apposite rastrelliere di legno, i ratelé, appese al soffitto;

Esse potevano essere semplici o doppie,verticali o orizzontali e anche la loro lunghezza variava.

Gli uccelli o i topi che riuscivano ad arrampicarsi sulle travi del tetto e a scendere lungo le  rastrelliere potevano costituire un problema,  per sopperire al quale si costruivano ombrelli di lamiera che si ponevano a riparo delle stesse.

Dopo essere stato essiccato ,veniva incisa una croce come preghiera propiziatoria e come segno di ringraziamento del dono ricevuto.

Successivamente per tagliarlo veniva utilizzato un altro strumento apposito, il coppapan.

Il pane non doveva mai essere posato sul tavolo capovolto, come segno di rispetto per il cibo.

Durante l’ inverno, prima della consumazione esso doveva essere intinto nel latte o nel brodo;

Da qui nascono alcune  delle ricette tradizionali valdostane più famose, tra cui:

 

Zuppa alla valdostana

 

 

 

Semifreddo al pane nero

 

 

Oggi non pochi sono i giovani che investono in un’ agricoltura di ritorno, noncuranti di un progresso che ha trasformato questo alimento  in un prodotto di diffusione commerciale; oltre ad una fonte di reddito esiste la volontà  di ridare al pane il ruolo di protagonista, di recuperare le tradizioni con le loro emozioni.

Anche la Val d’ Ayas partecipa attivamente a questa iniziativa con la Festa del Pane nero di Antagnod il 14 di ottobre!

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito :

Lo Pan Ner

 

Leggende e novelle nell’Alta Val d’Ayas

Dal 18 al 20 agosto ci  saranno tre rappresentazioni teatrali tratte dalla cultura popolare scaturite da numerosi racconti e novelle che per anni hanno condizionato,

impressionato e divertito le popolazioni locali, ma che col passare del tempo si stanno piano piano dimenticando.

Molti anni fa ,ogni frazione e località aveva una propria leggenda, storia, aneddoto.

Questi erano legati al territorio,alla sua conformazione

(la forma di una montagna,la spaccatura di una roccia che crea una caverna ), alle paure,

alle credenze (streghe e maledizioni),ai sogni (fortune improvvise,oro ritrovato…)

che gli abitanti si tramandavano e si raccontavano nei momenti di ritrovo, durante le “veillà” delle lunghe notti invernali.

Nella tradizione locale compariva molto spesso la figura del diavolo.

Un certo numero di storie si avvicinava ai temi della fede: i Santi venivano celebrati per le loro intercessioni con Dio e per i loro piccoli miracoli .

Ricorrevano, tra tanti, i nomi di San Martino, Sant’Orso,  Sant’Anselmo e  San Bernardo.

Molto presenti nella narrativa erano le streghe, le cui storie si intrecciavano tra fantasia e realtà.

Anche i fantasmi comparivano nei racconti e nelle forme più moderne del passaparola popolare.

Ecco qualche citazione: si raccontavano le ”presenze” di un armigero del ‘600 nel castello di Saint Marcel, Di una donna morta per un reato non commesso, nel ‘500, nel castello di Quart;

Dello spirito della Contessa Bianca Maria di Challand nel Castello di Issogne  da lei abitato tra il 1522 e il 1525. Quest’ ultima aveva appena vent’anni quando, a causa di una falsa accusa, venne processata e condannata alla decapitazione.

Si racconta tutt’oggi che il suo fantasma appaia, in estate, nei pressi della fontana ottagonale collocata nel cortile del castello.

Vi presentiamo  i tre appuntamenti per conoscerle:

18 AgostoAYAS-PIAN VILLY- dietro l’edificio di Monterosaterme

19 AgostoCHALLAND-SAINT-ANSELME– loc. Quinçod-prossimità padiglione

20 Agosto-BRUSSON-Piazzale antistante la Chiesa Parrocchiale